Tragedia di Capodanno, domani arriverà a Genova la salma di Emanuele Galeppini

Domani cinque delle sei vittime italiane dell’incendio di Capodanno a Crans-Montana rientreranno in Italia con un volo di Stato: un corteo funebre partirà dal centro funerario di Sion fino all’aeroporto militare, dove le salme saranno imbarcate su un C-130 dell’Aeronautica militare. Il velivolo atterrerà a Milano Linate, poi proseguirà per Roma Ciampino. I feretri verranno quindi trasferiti verso le città di destinazione


Ci sono viaggi che non assomigliano a nessun altro. Non hanno valigie, non hanno voci, non hanno attese felici all’arrivo. Hanno solo silenzio, e l’ordine composto dei gesti che si fanno quando una comunità deve accompagnare a casa chi non può più tornare da solo.

Domani avverrà il rimpatrio, con un volo di Stato, di cinque delle sei salme dei giovani morti nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana. Sarà un rientro scandito da tappe precise, ma carico di un peso che nessuna tabella oraria può misurare. La sesta è quella di una donna nata in Italia, ma da tempo residente in Svizzera.
La mattina, a Sion, un corteo funebre lascerà il centro funerario e attraverserà la città fino all’aeroporto militare. Lì, sulla pista, attenderà un C-130 dell’Aeronautica militare: un aereo costruito per trasportare uomini e missioni, che domani porterà invece la parte più fragile e dolorosa di questa storia. Il decollo con le cinque salme è previsto alle 11.
Come si è detto, non tutte le vittime seguiranno però lo stesso percorso. Un feretro non sarà imbarcato: è quello di Sofia Prosperi, che viveva a Lugano. Un dettaglio che dice, in modo sobrio e netto, come anche nel lutto i destini restino diversi, legati ai luoghi in cui si è vissuto e in cui si è scelto di restare.
Il volo da Sion raggiungerà Milano Linate alle 11.50. Da lì, quattro salme proseguiranno via terra verso le destinazioni finali: Milano, Bologna e Genova. Poi l’aereo ripartirà con l’ultima salma, diretto a Roma Ciampino, dove l’arrivo è previsto nel pomeriggio.
Il resto lo farà il tempo: quello delle veglie, delle stanze piene e improvvisamente vuote, dei messaggi che non avranno risposta. Domani, però, c’è un punto fermo. Domani è il giorno del ritorno. Un ritorno che non consola, ma che almeno riporta a casa. E in quel viaggio, in quel corteo e in quel volo, ci sono le braccia invisibili di chi resta: famiglie, amici, città intere, che aspettano solo di poter dire l’ultimo saluto, finalmente vicino.
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